Vita in Abbondanza

Visualizzazione post con etichetta PIENEZZA IN CRISTO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PIENEZZA IN CRISTO. Mostra tutti i post

mercoledì 13 febbraio 2019

Il libro di Gioele: c’è speranza contro il male!


Il libro del profeta Gioele è breve ma allo stesso tempo affascinante e originale per chi ne sa cogliere il senso, per chi da esso si lascia interpellare. Nelle sue righe troviamo l’invito al pentimento, al ravvedimento e alle benedizioni che da esso ne verranno.

Ogni giorno nelle nostre vite a volte “subiamo” e altre volte – anche senza rendercene conto – siamo “artefici” di diverse forme di violenza, sofferenza e ingiustizia. Situazioni che creano una “distanza” dalla fonte di vita che è Dio e dal godere delle sue benedizioni e della pace che Egli promette a coloro che mantengono la loro mente ferma in Lui e in Lui confidano (Isaia 26:3).

Il libro di Gioele (cap. 1:1-4) si apre con un’invasione di cavallette, locuste, bruchi e grilli. Dalla terra del Signore sparisce tutto ciò che è verde, gli uomini vengono privati da ogni fonte di cibo, tutto è divorato, anche le cortecce degli alberi sono rosicchiate. La corteccia di un albero non ha semplicemente uno scopo ornamentale ma svolge un ruolo importante nella vita di una pianta, essa protegge le fibre legnose in cui scorrono i canali linfatici, è un po’ come se fossero le nostre vene dove scorre il sangue che per gli alberi è la linfa. Ecco, che l’allontanamento da Dio ci scortica, ci priva di quella protezione necessaria a garantire la nostra “sopravvivenza” o meglio la “vita” stessa. Allontanarci da Dio non solo è deleterio per la nostra esistenza ma diventa motivo di scoraggiamento e di dubbio anche per chi assiste al nostro vituperio (infamia, disonore, ingiuria) tanto da portare il nostro “prossimo” a dire di noi: dov’è il loro Dio? (Gioele 2:17).

Ecco che il Signore manda il suo profeta per destare il popolo dal suo sonno idolatrico, dal suo sonno etico, dal suo sonno immorale e dal suo sonno della morte spirituale. L’invio di un profeta attesta che il Signore non ha ancora smesso di amare il suo popolo, non ha ritirato il suo amore e la sua benevolenza; finché il Signore manderà un profeta c’è sempre una speranza di salvezza. Dio attraverso la Sua parola incontra l’uomo per dargli la possibilità di cambiare ciò che sembra apparire irrimediabilmente compromesso. 

Quando il peso delle situazioni difficili si fa sentire, quando lo stress ti schiaccia e ti porta ad assumere atteggiamenti scontrosi e irrequieti verso chi ti circonda rovinando le relazioni interpersonali, quando la malattia ti deprime, quando le emozioni negative prendono il controllo su di te facendoti assumere atteggiamenti di critica, quando per esprimerlo secondo le parole del profeta Giona “la gioia viene meno tra i figli degli uomini” (Gioele 1:12), ecco il grido esortativo:

Svegliati (Gioele 1:5). Prendi cioè coscienza della gravità della situazione, prendi coscienza delle conseguenze deleterie per te e per chi ti circonda, arrenditi davanti a Dio e riconosci che senza di Lui non puoi fare nulla.

Piangi (Gioele 1:5). Il pianto è segno che quella cosa, quel problema, quell’evento ti sta segnando profondamente. Dopo aver preso coscienza della tua situazione allora piangi, un pianto liberatorio di chi ha bisogno di lasciare il controllo a Dio, di chi si rende conto che da solo è incapace di gestire cristianamente in modo sano i pesi quotidiani senza nuocere a se stesso e a chi gli sta vicino. 

Digiuna (Gioele 1:5). L’uomo che digiuna è colui che si priva di ciò che è necessario per vivere (il cibo), per cogliere con più chiarezza cosa sia “essenziale” nell’esistenza. Di che cosa ti stai nutrendo? Con cosa stai cercando oggi di soddisfare i tuoi bisogni? Dove stai cercando di trovare le soluzioni ai tuoi problemi? Forse hai bisogno di privarti di quel cibo scarso che a nulla serve ma che ti sembra così necessario, per fare spazio a Colui che è l’essenziale nella tua vita. Hai bisogno di un cambio radicale nella tua vita. Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò riposo (Matteo 11:28).

Solo dopo esserti messo nella giusta posizione davanti a Dio (dopo esserti svegliato, dopo aver pianto e digiunato), allora Egli promette:

“Dopo questo avverrà che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno; i vostri vecchi faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (Gioele 2:28).

Qual è il senso profondo di questo testo? Il dono dello Spirito è universale (su ogni carne, su ogni uomo). L’antica speranza di Israele espressa dalle parole di Mosè “Fossero tutti profeti nel popolo dell’Eterno e volesse l’Eterno mettere il Suo Spirito su di loro” (Numeri 11:29), trova compimento in questo testo di Gioele.

Perché l’essere profeta non va inteso soltanto come colui che sotto ispirazione divina “predice il futuro” ma come colui che sa leggere nella sua quotidianità la presenza costante dell’Eterno e sa mettere in crisi le sue scelte concrete partendo dalla sua radicale fede in Dio.

È grazie allo Spirito riversato nel cuore dell’uomo che la realtà acquista un senso diverso, che l’essenziale si rivela nella sua bellezza e che si arriva alla profonda conoscenza di Dio e di se stessi. Nell’invocare il nome dell’Eterno consiste la nostra salvezza:

“E avverrà che chiunque invocherà il nome dell’Eterno sarà salvato…” (Gioele 2:32).

Invocare il nome dell’Eterno non è un semplice nominarlo in modo astratto ma è cogliere nel Suo nome la nostra vocazione, missione, il suo sigillo su ognuno di noi. È un invito ad una comunione intima e ad un rapporto diretto con Dio il quale ci salverà da noi stessi e dalle catene che ci legano, una liberazione che prende luogo adesso, nel presente, nel “qui ed ora”, mostrando il male in tutta la sua impotenza, destinato alla fine.

Non c’è problema e situazione sfavorevole sui quali Dio non possa intervenire. Tornare a Dio e sperare nella sua salvezza non è una fuga dalla realtà ma la certezza che questa vita e tutto ciò che conta veramente in questa vita, non è destinato a perire. L’Eterno eseguirà il suo giudizio sul male ma anche su coloro che compiono il male:

“L’Eterno ruggirà da Sion e farà sentire la sua voce da Gerusalemme, e i cieli e la terra tremeranno. Ma l’Eterno sarà un rifugio per il suo popolo e una fortezza per i figli d’Israele” (Gioele 3:16).

Questo dovrebbe stimolarci oggi a rivoltarci decisamente su tutto ciò che degrada la nostra esistenza e ci rende schiavi e portarci a decidere fermamente di rifiutare il male in tutte le sue forme (verbali, attitudinali e fisiche) e avere la certezza e credere che Colui che è Vita è molto più forte della morte (sia essa fisica che spirituale). 

“E voi mangerete in abbondanza e sarete saziati e loderete il nome dell’Eterno che per voi ha fatto meraviglie e il mio popolo non sarà mai più coperto di vergogna” (Gioele 2:27)



domenica 3 febbraio 2019

La nuova nascita - una nuova possibilità!


Geremia 6:10

“A chi parlerò, chi prenderò come testimone perché mi ascolti? Ecco, il loro orecchio è incirconciso, essi sono incapaci di prestare attenzione; ecco, la parola del SIGNORE è diventata per loro oggetto di disprezzo, non vi trovano più nessun piacere”.

Il profeta Geremia viene incaricato dal Signore di emettere il giudizio di condanna sul regno di Giuda. Il popolo si era allontanato da Dio dandosi all’idolatria. Il Signore lo invita ripetutamente a tornare sui “sentieri antichi” (Geremia 6:16). Il Signore invita il popolo a convertirsi dalle sue vie malvagie e ritornare a Dio e alla sua legge, il cui primo comandamento condanna ogni forma di idolatria.

L’idolatria non riguarda soltanto immagini e sculture davanti alle quali ci si prostra ma riguarda ogni falso tiranno oppressore che nella nostra quotidianità prende il posto di Dio (lavoro, passatempi, ozio, tv, musica, politica, beni materiali, apparenze, gloria, fama, stati emotivi personali, esseri umani e perfino “noi” quando con il nostro egocentrismo ed egoismo pensiamo di bastare a noi stessi).
Cos’è che oggi nella nostra quotidianità ci procura piacere? Cos’è che ruba il posto della Parola di Dio? L’idolo è tutto ciò che poni nel tuo cuore e che guida i tuoi pensieri, le tue azioni, le tue parole, le tue scelte. È qualcosa a cui affidi tutto te stesso  e speri che in cambio ti renda felice, per poi scoprire che è una falsa speranza. (Dove sono i tuoi dèi che ti sei fatto? Si lèvino, se possono salvarti nel tempo della tua sventura. Geremia 2:28).

L’uomo che ne sia consapevole o meno, dipende sempre da qualcosa o qualcuno. Ciò che entra nella nostra mente e nel nostro cuore attraverso i cinque sensi (vista, olfatto, gusto, udito e tatto) condizionerà le nostre inclinazioni caratteriali, la nostra natura, i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, le nostre reazioni e le nostre scelte quotidiane. Da tutto ciò noi dipenderemo e dipenderà la nostra serenità e gioia!

Il profeta Geremia al capitolo 7: 8-10 riporta le seguenti parole:

“Ma voi confidate in parole false e ciò non vi gioverà: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dèi che non conoscevate. Poi venite e vi presentate alla mia presenza in questo tempio, che prende il nome da me, e dite: Siamo salvi! per poi compiere tutti questi abomini”.

Ciò in cui scegli di confidare oggi condizionerà il tuo comportamento. Lo stesso concetto viene riportato dall’apostolo Paolo nel Nuovo Testamento in Galati 5: 16, 19-21:

“Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio”.

Il popolo di Giuda, così come anche noi, rischiamo di dipendere da false speranze e credere che queste ci diano la salvezza, possiamo crederci al sicuro, possiamo gridare “siamo salvi” ma non essere consapevoli che stiamo riponendo la nostra fiducia in punti di riferimento sbagliati. Questa purtroppo è la realtà distorta senza Dio, senza la sua guida. Il peccato non è altro che la nostra sistematica decisione di fare a meno di Dio nelle nostre vite, di pensare di essere autosufficienti per poi crollare sotto il peso delle delusioni, frustrazioni e insoddisfazioni quotidiane. 

La buona notizia è però che Cristo, nonostante il nostro rifiuto nei suoi confronti, nella sua infinita misericordia e pietà verso di noi, per liberarci dalla nostra auto-distruzione e dalla morte eterna alla quale è destinato l’uomo che perde il contatto con la fonte della vita che è Dio, è venuto a pagare per noi il prezzo della nostra mancata fiducia in Lui e a ristabilire questa relazione. Dalla relazione che noi decideremo quotidianamente di stabilire con Cristo attraverso la preghiera e la meditazione della Bibbia, dipenderà una vita abbondante che consiste in quei bisogni che l’uomo tende a soddisfare giornalmente cercandoli però nel posto sbagliato:

“Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”. (Galati 5:22)

Cristo nella Sua Parola afferma:

“Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”. (Giovanni 10:10)

La nostra salvezza in questa vita e in quella futura consiste quindi in due fasi:

1.      Giustificazione per fede: è una giustizia imputata. Un atto mediante il quale il peccatore pentito (colui che riconosce che senza Dio la sua vita è nulla) è dichiarato giusto e viene liberato dalla condanna a morte (il salario del peccato è la morte – Romani 6:23). Gesù muore al posto nostro.
2.      Santificazione: è la giustizia impartita. Un’opera mediante la quale dipendendo da Gesù quotidianamente, relazionandoci a Lui, gli assomiglieremo sempre di più, i suoi frutti (Galati 5:22, il cui testo è riportato sopra) saranno manifesti nella nostra vita e la nostra natura carnale, egoista, egocentrica (con tutte le conseguenze che ne comporta) sarà sostituita con la natura spirituale per una vita piena, abbondante e soddisfacente. 

È scientificamente provato che la ripetizione costante dello stesso messaggio porta inevitabilmente all’azione. Ecco come attraverso i nostri cinque sensi noi veniamo influenzati in un modo o in un altro.

Cos’è che oggi continui a ripeterti? Quando spendi il tuo tempo davanti programmi televisivi di vario genere, davanti ai social, quando spendi il tuo tempo in conversazioni frivole, volgari, piene di rancore, amarezze, desiderio di vendetta, quando rimugini continuamente sulle tue delusioni, mancanze, frustrazioni, vuoti, lamentandoti continuamente, stai alimentando la tua natura carnale, stai condizionando la tua mente in modo negativo, di conseguenza le tue reazioni e azioni saranno distruttive. Ricorda che la ripetizione costante dello stesso messaggio porta inevitabilmente all’azione. 

L’unico che può influenzarti positivamente, l’unico che può dare risposte concrete alla tua vita, l’unico che ti può portare soluzioni vere e durature è Cristo Gesù attraverso l’unica fonte di verità: la sua parola, la Bibbia, perché essa parla di Lui che è la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14:6).

  • Tutta la Bibbia è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera. (2 Timoteo 3:16)

  • Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Giovanni 8:32).

  • Voi siete miei amici se fate le cose che vi comando (Giovanni 15:14)

Dai una possibilità a Gesù. 

“Io prendo oggi a testimoni il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché tu possa vivere” (Deuteronomio 30:19).

SCEGLI DUNQUE OGGI LA VITA. SCEGLI GESU’.

lunedì 14 maggio 2018

Io sono il Buon Pastore


Cari lettori, siamo al settimo e ultimo studio della serie “Pienezza in Cristo”. Il testo chiave di questa riflessione lo troviamo nel vangelo di Giovanni 10:11,14:

“Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.

Gesù dice di se stesso di essere il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore. La croce è stata la più grande e meravigliosa dichiarazione d’amore di Dio agli uomini. La croce è manifestazione d’amore di Dio per noi ma allo stesso tempo è sangue, dolore, sacrificio, perché questo è l’amore, l’amore è rinuncia, un amore che si dona completamente, un amore che si sacrifica per l’altro. 

Noi abbiamo scelto di non fidarci di Dio, lo abbiamo tradito e continuiamo a farlo perché la nostra natura ci porta a non dipendere da Lui, a non fidarci di Lui, a non dargli il dovuto rispetto, il dovuto amore, la dovuta gloria. Noi meritavamo e meriteremmo di morire ma Gesù è morto al posto nostro per dimostrarci il Suo amore, che siamo suoi e che se anche noi lo rigettiamo lui è sempre pronto ad accoglierci, a perdonarci, a sacrificarsi per noi. Quale amore più grande! Chi di noi nella nostra debole natura umana è portato a ricambiare con amore i torti subiti? Reagiamo spontaneamente con dolcezza e comprensione e amore al rifiuto, all’indifferenza, al disprezzo, alle offese degli altri? No. Eppure Gesù ha reagito con l’amore al nostro rifiuto nei suoi confronti. Quale esempio più grande di amore! 

La cosa più importante che abbiamo bisogno di imparare è che noi non possiamo fare niente perché Dio ci ami. Noi non dobbiamo conquistarci l’amore di Dio e non possiamo nemmeno fare nulla perché Dio smetta di amarci. Il concetto di amore nelle mente e nelle azioni di Dio nei nostri confronti è molto ben diverso dal concetto di amore che abbiamo noi esseri umani nella nostra natura peccaminosa. Dio ci ama in modo incondizionato e continuerà a farlo indipendentemente dal nostro comportamento, l’unica cosa che cambia è la nostra salvezza eterna. Gesù è morto sulla croce per amore nei nostri confronti ma la salvezza derivante da questo non la possiamo avere se non decidiamo di “credere in Lui”.  È una salvezza che ci viene donata e che non possiamo comprarci in nessun modo ma allo stesso tempo non la possiamo ricevere se non decidiamo di credere il Lui e di lasciar fluire questo amore in noi che cambierà la nostra vita, il nostro comportamento, il nostro modo di vedere le cose. 

Il peccato è entrato nel mondo per una mancanza di fiducia nei confronti di quello che Dio aveva detto e allo stesso modo la salvezza entra nella nostra vita dal momento in cui accettiamo il sacrificio di Cristo e decidiamo di tornare a fidarci di Lui e del fatto che Lui vuole il nostro bene ora e per sempre. La vita cristiana è un cammino nelle vie di Dio, un continuo processo di santificazione, di trasformazione del nostro carattere a immagine di Dio, e questo non può mai avvenire se non decidiamo di “frequentarlo” ogni singolo giorno della nostra vita, conoscendolo e assimilando il suo carattere quotidianamente. 

Per questo nel versetto 14 Gesù dice: io “conosco” le mie pecore e le mie pecore “conoscono” me.
Quando decidiamo di conoscere Gesù, il suo amore fluirà in noi e l’amore genererà amore anche verso gli altri nostri simili. L’apostolo Giovanni che scrisse il vangelo dal quale abbiamo tratto il versetto di oggi, quando conobbe Gesù era definito “il figlio del tuono”, immaginate il temperamento che aveva, sicuramente non era un agnello mansueto, era molto impulsivo e aveva un temperamento irruento. Le persone che cercano Gesù sono quelle che riconoscono i difetti e i limiti del proprio carattere sentendo di non essere nulla senza Dio. Questo è quello che fece Giovanni. Egli passò molto tempo con Gesù, lo frequentò ogni giorno ed ogni giorno attingeva insegnamenti da Lui. Giovanni sapeva chi era. 

Quando tu pensi di essere buono, pensi di essere perfetto, pensi di bastare a te stesso, pensi che sei bravo a fare tutto, che stai compiendo ogni tuo dovere, non senti il bisogno di Cristo, ma quando in modo onesto e sincero ti guardi dentro e ti rendi conto che poi in realtà tanto perfetto non sei e vedi anche la mostruosità del tuo essere interiore, allora si che hai bisogno di Cristo, perché ti rendi conto che è l’unica via d’uscita. Noi pensiamo di essere bravi a risolvere tutto, pensiamo di sapere cosa e come farlo ma non ci rendiamo conto che così facendo stiamo combattendo una lotta dalla quale non usciremo vincitori perché le situazioni ci sfuggono di mano. Solo con Dio possiamo essere vincitori. Il vero cambiamento avviene quando andiamo ai piedi di Gesù ogni giorno, quando ci sediamo vicino a Lui e passiamo del tempo insieme. Questa fu l’esperienza di Giovanni, man mano che passò tempo con Gesù il carattere di Cristo iniziò ad influire su di lui tanto che quando Giovanni si trovò nell’isola di Patmos il suo appellativo non era più “figlio del tuono” ma “discepolo dell’amore”. Quando cambiò Giovanni? Non c’è un momento preciso e spesso e volentieri tu non ti rendi conto che stai cambiando ma gli altri che stanno con te si, gli altri vedono i tuoi cambiamenti.

Non guardare a te stesso ma guarda a Gesù, il buon pastore che si prende cura di te. Parla con lui tutti i giorni, confessa quello che sei apertamente, digli le tue lotte, i tuoi difetti caratteriali, i tuoi lati negativi che ti creano problemi con gli altri, i tuoi limiti. Passa tempo con lui e studia la bibbia e vedrai che senza renderti conto arriveranno i cambiamenti positivi.
Giovanni usa il verbo conoscere molte volte nelle sue epistole. Per Giovanni conoscere non è teoria ma è sperimentare Cristo, al punto tale che arriva a dire di Gesù in 1 Giovanni 2:4-6:

Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.

Come scegliamo di comportarci nella nostra vita quotidiana? Quali atteggiamenti usiamo? Quali parole scegliamo di dire nelle nostre conversazioni? Quali pensieri balenano nella nostra mente? Solo quando sottometteremo tutto questo a Cristo e ci comporteremo come farebbe lui, possiamo dire allora che abbiamo imparato a camminare con Cristo giorno dopo giorno, 24 ore su 24. 

“Io sono il buon pastore” significa che Gesù è il modello da seguire. Noi siamo le sue pecore e non importa quanto smarriti ci possiamo sentire, Gesù è venuto proprio per farci ritrovare la strada e  come è scritto nel Salmo 23:2:

“Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli e mi guida lungo le acque calme”.


mercoledì 9 maggio 2018

Io sono il Pane della vita.


Cari lettori, eccoci al sesto studio della serie “pienezza in Cristo”. Il testo da cui partiamo oggi lo troviamo nel vangelo di Giovanni 6:35:

“Gesù rispose: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

Ci sono tre necessità vitali per l’essere umano: aria, pane e acqua. Gesù in questo testo prende in considerazione due di queste necessità, il pane e l’acqua. 

Gesù qui sta parlando di soddisfazione. Oggi, nella nostra società, la soddisfazione è qualcosa di strano, non si è mai vissuto un tempo come oggi in cui c’è così tanta scoperta, avanzamento, nuove tecnologie e allo stesso tempo tanta insoddisfazione da parte dell’essere umano. In realtà questo problema è sempre esistito, la differenza è che ai nostri giorni si è diversificata l’area di insoddisfazione. Corriamo continuamente, cerchiamo ogni giorno cose nuove, viviamo in una cultura consumistica che predilige prodotti pronti all’uso, soluzioni rapide, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, parliamo di “navigazione” in internet ma in realtà sono convinta che molti galleggiano senza sapere dove stanno andando e che cosa stanno cercando veramente. 

Mancanza. Oggi cerchiamo ma non troviamo, e dove cerchiamo le nostre soddisfazioni? Di quale pane ci cibiamo? Che tipo di letture prediligiamo? Che tipo di programmi televisivi guardiamo e qual è la morale di fondo: volgarità, tutto è lecito, bellezza stereotipata, violenza, problemi personali messi alla mercè di tutti e soprattutto di chi in fondo non ha nessun interesse nell’aiutarti ma vuole solo trarne profitto per l’audience? 

Nella Bibbia il re Salomone era la tipica persona che cercava in continuazione. Nel periodo in cui si cibò di Dio nella sua vita fu tranquillo e felice, fu l’uomo più saggio e soddisfatto. Quando si separò da Dio iniziò a non essere più soddisfatto di nulla, per citare un esempio si sposò con 700 donne ed ebbe 300 concubine, 1000 donne. Immaginate di convivere con 1000 donne, per quale motivo? Insoddisfazione. L’insoddisfazione è volere sempre di più. Noi esseri umani siamo costantemente insoddisfatti. Ci sentiamo continuamente vuoti. 

Gesù però dice: io sono il pane della vita. Non c’è cosa più semplice del pane. Ai tempi di Gesù il pane era il minimo che un uomo poteva avere. Oggi è la stessa cosa. Pane: farina più acqua. Semplicità. Quello che Gesù sta volendo dire è che la vita è semplice, siamo noi che ce la complichiamo perché siamo perennemente insoddisfatti. Gesù è colui che riempie il cuore, colui che dà la vera soddisfazione e se io dico di essere un cristiano ma tutti i giorni non passo tempo con Cristo allora non so veramente quello che sto dicendo. Essere in Cristo non è una teoria, è un’esperienza. Quando io sto in Cristo costantemente, il suo carattere inizierà a riprodursi nel mio. A volte partiamo dal percorso inverso, citiamo una lista di cose da fare: dire buone parole, perdonare, aiutare il prossimo, non mormorare, non essere invidiosi dell’altro, non disperare nelle situazioni difficili, non essere schiavi del denaro, ecc. ma come possiamo minimamente pensare di riuscire in questo se non andiamo a Gesù? La prima cosa importante è andare a Gesù, passare del tempo quotidianamente con lui e il resto sarà il risultato di questo rapporto. 

La cosa più difficile nella vita cristiana non è non fare una lista di cose: non uccidere, non mentire, non rubare; la cosa più difficile nella vita cristiana è riuscire a dimorare in Cristo ogni singolo giorno, pregare e passare del tempo nello studio della sua parola ogni giorno. Questo perché a noi essere umani per natura non piace dimorare in Cristo, a noi piace molto di più alzarci la mattina e correre, pensando a tutto ciò che abbiamo da fare ma non all’importanza di ritagliarci del tempo con Cristo. Spesso e volentieri non abbiamo voglia di passare del tempo nella preghiera e nello studio della bibbia ma dovremmo imparare proprio in questi momenti ad essere sinceri con Dio e dirgli: Padre celeste, so che la mia vita ha veramente senso se faccio di te la priorità, crea allora in me il desiderio e il bisogno di cercarti ogni singolo giorno, perché mi rendo conto che questa vita difficile con tutte le ferite che comporta senza di te è veramente nulla.

Il nemico ci rende schiavi, ci fa affondare, ci porta a cercare soddisfazioni nei piaceri mondani, ci fa vedere miraggi irraggiungibili e quando scopriamo che nulla colma i nostri vuoti e nulla ci soddisfa e vorremmo tornare a Dio, ci fa pensare che è troppo tardi. Allora mette in noi dei dubbi: pensi che Dio ti ascolterà? Pensi che questo peccato commesso possa essere perdonato? E il fatto che torni a commetterlo ancora una volta, due volte, tre volte? Molti cadono in questa trappola pensando di non riuscire mai a sconfiggere i lati negativi visibili e nascosti del proprio essere ma io ti dico qualcosa in più oggi, non è mai troppo tardi per tornare a Dio e nutrirci della sua parola. Non è mai troppo tardi per fare di Gesù il pane della nostra vita che ci sazia e ci fa crescere nella fede. Dio in Isaia 1:18 ci dice:

“Venite quindi e discutiamo assieme, dice l'Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”.

Non pensare che non sei bravo a compiere il tuo dovere di cristiano, pensa ad andare a Cristo e alla sua parola costantemente e senza che te ne renderai conto sarà Gesù stesso a trasformarti a sua immagine e a compiere per te quello che tu da solo non potresti mai fare. In 2 Corinzi 3:18 leggiamo:

“E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore”.

Dio può compiere per noi quello che non possiamo fare, Dio può compiere la trasformazione del nostro carattere e darci la vera soddisfazione in questa vita ma a noi spetta di cercarlo e avere comunione con lui tutti i giorni. Nel vangelo di  Giovanni 6:27,28 leggiamo:

“Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.

E per credere in Gesù dobbiamo frequentarlo, ogni singolo giorno. Il nostro “credere” deve essere un credere pratico, non teorico. Vai a Gesù così come sei, cibati di lui ed egli farà tutto il resto, ti purificherà e ti trasformerà, trasformerà anche la tua visione della vita e in lui troverai la vera soddisfazione.
In conclusione ti lascio un canto di adorazione dal titolo "Così come sei". Che le parole di questo canto possano fluire nel tuo cuore e darti consolazione e voglia di andare a Gesù.



20. BEATI SIETE VOI QUANDO VI INSULTANO E VI PERSEGUITANO PERCHE' CREDENDO FATE LA VOLONTA' DI DIO

Cari lettori, siamo giunti al commento dell'ultima beatitudine che possiamo leggere nel Vangelo di Matteo 5:10-12: "Beati i persegu...