Cari lettori, siamo al secondo studio di questa serie sulle
emozioni umane.
Oggi vedremo come Gesù ha manifestato e utilizzato le sue
emozioni pensando sempre al bene del prossimo. Nel vangelo di Marco 8:1-3 leggiamo che una grande folla era venuta
da tutte le parti per vedere Gesù e per ricevere il suo aiuto. Leggiamo quanto
segue:
“In quei giorni, essendovi una folla grandissima e non avendo
da mangiare, Gesù chiamò a sé i suoi discepoli, e disse loro: ho “pietà” (compassione)
di questa folla, perché sono già tre giorni che stanno con me, e non hanno di
che mangiare. E se li rimando digiuni a casa, verranno meno per la via; alcuni
di loro, infatti, sono venuti da lontano”.
Una prima emozione positiva che possiamo notare è la “compassione” , l’
“empatia”, la capacità di mettersi nei panni degli altri, di capire come si
possono sentire e desiderare di dare loro aiuto. Nessuno aveva pensato ai
bisogni di quella gente che da tre giorni seguiva Gesù e che aveva mangiato
poco o niente, ma Gesù si seppe mettere nei loro panni. Il problema di queste
persone non era solo la fame ma era anche il vuoto, la disperazione, queste
persone cercavano una soluzione ai loro problemi e Gesù provò “pietà” nel
vedere quello che il peccato aveva causato nelle vite degli esseri umani. La
sua compassione nasceva dalla comprensione completa che aveva della natura
umana. Questa emozione positiva di Gesù non si limita soltanto al comprendere
come l’altro si possa sentire ma porta all’azione, a voler fare qualcosa per
risollevare l’altro che è nel bisogno. Questa compassione letteralmente si
riferisce all’attorcigliarsi delle budella, la radice della parola
“compassione” in ebraico è la stessa della parola “utero”, quindi il movente
dell’agire di Gesù è questa compassione viscerale, questo sentimento uterino di
fronte all’indigenza, al bisogno, alla vista di un’umanità perduta che lo porta
all’azione.
Un altro episodio nel quale Gesù dimostrò compassione fu
quello dei malati di lebbra (Vangelo di Marco 1:40,41). Gesù non aveva paura o
pregiudizi che lo limitavano dal dare loro aiuto, non aveva paura di
avvicinarsi a loro o di toccarli. Queste erano persone che portavano il peso
del rifiuto da parte degli altri. Le malattie in generale a quei tempi erano viste
come simbolo del peccato. Gesù ruppe tutte quelle barriere avvicinandosi alla
gente, toccandole, trasformando le loro vite, offrendo aiuto e soluzione.
Quante persone oggi sperimentano attorno a noi il rifiuto a causa di molteplici
fattori (malattia, povertà, diversità etnica, l’aver commesso azioni punibili
per legge)? Noi siamo chiamati ad andare incontro a queste persone, a fare
tutto quello che è nelle nostre possibilità per alleviare il loro dolore, per
portare un messaggio di speranza nonostante la loro condizione attuale.
Una seconda emozione positiva che Gesù provò fu “l’amore” che
va oltre le circostanze, come nel caso del giovane ricco (Vangelo di Marco
10:17-31). Questo giovane credeva che la salvezza eterna era frutto delle opere
buone che lui compiva ma in realtà si sentiva vuoto e incompleto. Credeva di
osservare tutti i comandamenti di Dio e che questo gli bastava ma in realtà
stava cercando la sua felicità nel “denaro”, nelle “ricchezze”, al punto tale
che quando Gesù gli disse di vendere tutto quello che aveva per darlo ai
poveri, il giovane, rattristato se ne andò. Quel giovane non riuscì a dire no
al dio denaro e a fidarsi di Gesù che è la fonte di vera gioia, pace,
soddisfazione e serenità nella vita. Gesù però l’amò ugualmente. L’amore di
Gesù non è condizionato dal nostro comportamento, Egli ci ama qualsiasi sia la
nostra condizione morale ed etica, ma se non scegliamo di cercare in Lui la
vera gioia della nostra vita, saremo noi a dimostrare di stare rifiutando le
sue benedizioni, non è Gesù che ci rifiuta. A cosa ti stai aggrappando oggi e
in che cosa stai riponendo la tua fiducia nella speranza di trovare la
felicità? Tutto è passeggero in questa vita, l’unica via della felicità è
Cristo. Ricevere il Suo amore ci aiuterà di conseguenza a sapere amare gli
altri al di là delle circostanze, nella fiducia che come Cristo ha cambiato noi
in meglio, potrà cambiare anche il nostro prossimo. Solo in questo modo
riusciremo a gestire i torti subiti e non permetteremo alle emozioni negative quali
rabbia, rancore, desiderio di vendetta, di dominarci.
Gesù sperimentò anche delle emozioni negative. Una di queste
è il “dolore” manifestato nel “pianto”. Un primo esempio lo troviamo nel
vangelo di Luca 19:41-44. Gesù pianse di fronte alla città di Gerusalemme per
la tristezza che sentiva nel guardare quella che sarebbe stata la sua sorte a
causa della disobbedienza dei suoi abitanti. Il popolo sembrava non capire o
non voleva capire ma si stava incamminando verso la morte avendo rifiutato Gesù
e il suo messaggio. Oggi noi abbiamo la possibilità di scegliere o per la vita
o per la morte. La decisione è personale, nessuno può obbligarci a scegliere,
nemmeno Dio. Però Gesù amava così tanto quelle persone che in quel momento
pianse vedendo quale sarebbe stata la loro sorte scegliendo il male e non il
bene. Credo che sarebbe opportuno se ognuno di noi si domandasse: quali sono le
emozioni che io provoco in Gesù? Allegria? Tristezza o dolore? Mi importa del
suo sacrificio fatto per me sulla croce? E quali sono le emozioni che con il
mio comportamento io provoco negli altri? Allegria, felicità, gioia,
soddisfazione, amore, pace? O dolore, rabbia, rancore, tristezza? Sono domande
alle quali solo in modo personale ognuno di noi può rispondere.
Nei vangeli sono riportate due occasioni in cui Gesù pianse.
Un’altra occasione fu alla morte di Lazzaro. Potete leggere il testo nel
vangelo di Giovanni 11:32-38. Perché Gesù Pianse? Non di certo per la
preoccupazione di non rivedere più il suo amico, perché se leggete l’intero
capitolo si sa che Gesù subito dopo resuscitò Lazzaro. Gesù pianse perché era
sensibile alla tristezza degli altri, Gesù pianse per quello che il peccato ha
causato nella vita dell’uomo, la morte. Gesù capisce quando ci sentiamo tristi
a causa di problemi di vario tipo, compresa la perdita di nostri cari. Ma il
vangelo è speranza, Gesù con la sua resurrezione ha dimostrato di aver
sconfitto anche la morte, con la stessa potenza al suo ritorno risusciterà i
morti che mentre erano in vita lo hanno ricevuto. Qual è la scelta che facciamo
noi oggi mentre ancora siamo in vita? Oggi è il tempo favorevole per scegliere
di stare dalla parte di Cristo. Con lui tutto acquista un nuovo significato.
C’è un piano divino per tutte le emozioni negative che
causano sofferenza oggi alle nostre vite. Quando Gesù ritornerà farà tutto
nuovo e queste emozioni negative sorte a causa del peccato, al ritorno di Gesù
non ci saranno più. A volte nella nostra società sembra che alcuni godano di
privilegi più di altri, in realtà dietro tutto ciò che oggi sembra procurare
piacere nella nostra società (denaro, bellezza, potere, beni materiali, fama)
spesso si nasconde il vuoto e la più totale assenza di significato, perché i
mezzi usati per ottenere tali cose sono dettati dall’egoismo e dall’orgoglio a
discapito del bene altrui.
Solo una vita in cui regna Cristo può produrre emozioni
positive e può rendere capaci di gestire quelle negative avendo lo sguardo
fisso non alle cose passeggere ed effimere di questa vita ma a quelle eterne
che possono iniziare a manifestarsi già ora nel nostro cammino terreno. Quello
che deve cambiare è l’oggetto della nostra gioia, sono i punti di riferimento
sbagliati per la ricerca di felicità che vanno eliminati per fare spazio a
Cristo, unica fonte inesauribile di gioia. E concludo con la bellissima
prospettiva di quello che ci attende al ritorno di Cristo:
“Poi vidi un nuovo
cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati,
e il mare non c’era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova
Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna
per il suo sposo. E udii una gran voce dal cielo che diceva: ecco il
tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed Egli abiterà con loro; ed essi saranno
suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni
lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più; e non vi sarà più cordoglio
né grido né fatica, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21:1-5).
Nel prossimo studio parleremo di un'emozione che è tra le più pericolose per la salute mentale e fisica: l'ansia, la paura di ciò che potrebbe accadere.