Vita in Abbondanza

mercoledì 23 maggio 2018

Gesù: fonte di amore e potere per la gestione delle emozioni umane


Cari lettori, siamo al secondo studio di questa serie sulle emozioni umane.

Oggi vedremo come Gesù ha manifestato e utilizzato le sue emozioni pensando sempre al bene del prossimo. Nel vangelo di Marco 8:1-3 leggiamo che una grande folla era venuta da tutte le parti per vedere Gesù e per ricevere il suo aiuto. Leggiamo quanto segue:

“In quei giorni, essendovi una folla grandissima e non avendo da mangiare, Gesù chiamò a sé i suoi discepoli, e disse loro: ho “pietà” (compassione) di questa folla, perché sono già tre giorni che stanno con me, e non hanno di che mangiare. E se li rimando digiuni a casa, verranno meno per la via; alcuni di loro, infatti, sono venuti da lontano”.

Una prima emozione positiva che  possiamo notare è la “compassione” , l’ “empatia”, la capacità di mettersi nei panni degli altri, di capire come si possono sentire e desiderare di dare loro aiuto. Nessuno aveva pensato ai bisogni di quella gente che da tre giorni seguiva Gesù e che aveva mangiato poco o niente, ma Gesù si seppe mettere nei loro panni. Il problema di queste persone non era solo la fame ma era anche il vuoto, la disperazione, queste persone cercavano una soluzione ai loro problemi e Gesù provò “pietà” nel vedere quello che il peccato aveva causato nelle vite degli esseri umani. La sua compassione nasceva dalla comprensione completa che aveva della natura umana. Questa emozione positiva di Gesù non si limita soltanto al comprendere come l’altro si possa sentire ma porta all’azione, a voler fare qualcosa per risollevare l’altro che è nel bisogno. Questa compassione letteralmente si riferisce all’attorcigliarsi delle budella, la radice della parola “compassione” in ebraico è la stessa della parola “utero”, quindi il movente dell’agire di Gesù è questa compassione viscerale, questo sentimento uterino di fronte all’indigenza, al bisogno, alla vista di un’umanità perduta che lo porta all’azione.

Un altro episodio nel quale Gesù dimostrò compassione fu quello dei malati di lebbra (Vangelo di Marco 1:40,41). Gesù non aveva paura o pregiudizi che lo limitavano dal dare loro aiuto, non aveva paura di avvicinarsi a loro o di toccarli. Queste erano persone che portavano il peso del rifiuto da parte degli altri. Le malattie in generale a quei tempi erano viste come simbolo del peccato. Gesù ruppe tutte quelle barriere avvicinandosi alla gente, toccandole, trasformando le loro vite, offrendo aiuto e soluzione. Quante persone oggi sperimentano attorno a noi il rifiuto a causa di molteplici fattori (malattia, povertà, diversità etnica, l’aver commesso azioni punibili per legge)? Noi siamo chiamati ad andare incontro a queste persone, a fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per alleviare il loro dolore, per portare un messaggio di speranza nonostante la loro condizione attuale. 

Una seconda emozione positiva che Gesù provò fu “l’amore” che va oltre le circostanze, come nel caso del giovane ricco (Vangelo di Marco 10:17-31). Questo giovane credeva che la salvezza eterna era frutto delle opere buone che lui compiva ma in realtà si sentiva vuoto e incompleto. Credeva di osservare tutti i comandamenti di Dio e che questo gli bastava ma in realtà stava cercando la sua felicità nel “denaro”, nelle “ricchezze”, al punto tale che quando Gesù gli disse di vendere tutto quello che aveva per darlo ai poveri, il giovane, rattristato se ne andò. Quel giovane non riuscì a dire no al dio denaro e a fidarsi di Gesù che è la fonte di vera gioia, pace, soddisfazione e serenità nella vita. Gesù però l’amò ugualmente. L’amore di Gesù non è condizionato dal nostro comportamento, Egli ci ama qualsiasi sia la nostra condizione morale ed etica, ma se non scegliamo di cercare in Lui la vera gioia della nostra vita, saremo noi a dimostrare di stare rifiutando le sue benedizioni, non è Gesù che ci rifiuta. A cosa ti stai aggrappando oggi e in che cosa stai riponendo la tua fiducia nella speranza di trovare la felicità? Tutto è passeggero in questa vita, l’unica via della felicità è Cristo. Ricevere il Suo amore ci aiuterà di conseguenza a sapere amare gli altri al di là delle circostanze, nella fiducia che come Cristo ha cambiato noi in meglio, potrà cambiare anche il nostro prossimo. Solo in questo modo riusciremo a gestire i torti subiti e non permetteremo alle emozioni negative quali rabbia, rancore, desiderio di vendetta, di dominarci.

Gesù sperimentò anche delle emozioni negative. Una di queste è il “dolore” manifestato nel “pianto”. Un primo esempio lo troviamo nel vangelo di Luca 19:41-44. Gesù pianse di fronte alla città di Gerusalemme per la tristezza che sentiva nel guardare quella che sarebbe stata la sua sorte a causa della disobbedienza dei suoi abitanti. Il popolo sembrava non capire o non voleva capire ma si stava incamminando verso la morte avendo rifiutato Gesù e il suo messaggio. Oggi noi abbiamo la possibilità di scegliere o per la vita o per la morte. La decisione è personale, nessuno può obbligarci a scegliere, nemmeno Dio. Però Gesù amava così tanto quelle persone che in quel momento pianse vedendo quale sarebbe stata la loro sorte scegliendo il male e non il bene. Credo che sarebbe opportuno se ognuno di noi si domandasse: quali sono le emozioni che io provoco in Gesù? Allegria? Tristezza o dolore? Mi importa del suo sacrificio fatto per me sulla croce? E quali sono le emozioni che con il mio comportamento io provoco negli altri? Allegria, felicità, gioia, soddisfazione, amore, pace? O dolore, rabbia, rancore, tristezza? Sono domande alle quali solo in modo personale ognuno di noi può rispondere. 

Nei vangeli sono riportate due occasioni in cui Gesù pianse. Un’altra occasione fu alla morte di Lazzaro. Potete leggere il testo nel vangelo di Giovanni 11:32-38. Perché Gesù Pianse? Non di certo per la preoccupazione di non rivedere più il suo amico, perché se leggete l’intero capitolo si sa che Gesù subito dopo resuscitò Lazzaro. Gesù pianse perché era sensibile alla tristezza degli altri, Gesù pianse per quello che il peccato ha causato nella vita dell’uomo, la morte. Gesù capisce quando ci sentiamo tristi a causa di problemi di vario tipo, compresa la perdita di nostri cari. Ma il vangelo è speranza, Gesù con la sua resurrezione ha dimostrato di aver sconfitto anche la morte, con la stessa potenza al suo ritorno risusciterà i morti che mentre erano in vita lo hanno ricevuto. Qual è la scelta che facciamo noi oggi mentre ancora siamo in vita? Oggi è il tempo favorevole per scegliere di stare dalla parte di Cristo. Con lui tutto acquista un nuovo significato.

C’è un piano divino per tutte le emozioni negative che causano sofferenza oggi alle nostre vite. Quando Gesù ritornerà farà tutto nuovo e queste emozioni negative sorte a causa del peccato, al ritorno di Gesù non ci saranno più. A volte nella nostra società sembra che alcuni godano di privilegi più di altri, in realtà dietro tutto ciò che oggi sembra procurare piacere nella nostra società (denaro, bellezza, potere, beni materiali, fama) spesso si nasconde il vuoto e la più totale assenza di significato, perché i mezzi usati per ottenere tali cose sono dettati dall’egoismo e dall’orgoglio a discapito del bene altrui.
Solo una vita in cui regna Cristo può produrre emozioni positive e può rendere capaci di gestire quelle negative avendo lo sguardo fisso non alle cose passeggere ed effimere di questa vita ma a quelle eterne che possono iniziare a manifestarsi già ora nel nostro cammino terreno. Quello che deve cambiare è l’oggetto della nostra gioia, sono i punti di riferimento sbagliati per la ricerca di felicità che vanno eliminati per fare spazio a Cristo, unica fonte inesauribile di gioia. E concludo con la bellissima prospettiva di quello che ci attende al ritorno di Cristo:

“Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una gran voce dal cielo che diceva: ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed Egli abiterà con loro; ed essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più; e non vi sarà più cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21:1-5).

Nel prossimo studio parleremo di un'emozione che è tra le più pericolose per la salute mentale e fisica: l'ansia, la paura di ciò che potrebbe accadere.

lunedì 21 maggio 2018

Emozioni umane e loro gestione


Cari lettori, eccoci al primo studio dopo l’introduzione, sulla gestione delle emozioni umane, positive e negative. Dio può aiutarci a gestire le nostre emozioni con saggezza, per avere una vita abbondante e soddisfacente. 
 
In principio, quando fu creato, l’essere umano era perfetto, la bibbia usa l’espressione “ogni cosa era molto buona”:

“Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. (Genesi 1:31).

In questa perfezione non c’era spazio per lo squilibrio emozionale, non esistevano ancora le emozioni negative (ira, rabbia, odio, rancore, risentimento, dolore, paura); questi sentimenti negativi sono frutto dell’entrata del peccato. La nostra realtà oggi non è quella di Adamo ed Eva prima dell’entrata del peccato, oggi abbiamo bisogno di imparare a gestire le emozioni, specialmente quelle negative.
Parliamo di alcune di queste emozioni negative e della conseguenza di una gestione sbagliata delle stesse, prendendo in considerazione una storia che troviamo nel libro di 2 Samuele 13. La storia racconta che Amnon, figlio del re Davide, si innamorò di sua sorella Tamar, sorella di padre. Analizziamo le diverse emozioni negative del capitolo:


  • La prima emozione negativa è che quello che provava Amnon in realtà non era amore ma una passione malata, senza controllo (stiamo parlando di incesto), dettata semplicemente da un forte impulso sessuale. Addirittura al versetto 4 ci viene riportato come Amnon a causa di questa passione sfrenata si ammalò e dimagriva di giorno in giorno. L’amore irrazionale non è mai un’emozione positiva. Nessun amore autentico è irrazionale, la passione lo è, perché la passione desidera e non vuole sentire altro, portando molte volte l’essere umano a compiere delle sciocchezze che poi hanno delle conseguenze negative (considerate i tradimenti che ormai oggi si compiono all’ordine del giorno. Il tradimento è frutto di una passione non controllata che al momento ti procura piacere ma dopo te ne fa piangere le conseguenze, non è amore, è infatuazione momentanea). Amnon accarezzò per diverso tempo questa passione sfrenata fino al punto di arrivare a violentare Tamar, la quale cercò di farlo ragionare ma senza esito (versetti 11-14).
  • La seconda emozione negativa è la vergogna e l’umiliazione che provò Tamar nel subire questa violenza (versetto 13). Ci sono molte persone che si sentono fallite a causa della vergogna. Vergogna dello loro posizione sociale, della loro situazione economica, della loro razza, della loro età, ecc. La vergogna è dannosa, ti fa sentire inferiore agli altri.
  • La terza emozione negativa è l’odio e il desiderio di vendetta che provò Absalom, fratello di Tamar per parte di madre e padre. Absalom fece uccidere Amnon per vendicare la sorella. Il sentimento di vendetta non porta ad alcun bene, inoltre è dimostrato che nella maggior parte dei casi chi si vendica dopo si pente di averlo fatto, solo che ormai non può tornare indietro e i danni causati sono fonte di dolori, fonte di angoscia.
  • La quarta emozione negativa è il dolore e la rabbia provati dal re Davide per tutto ciò che era successo tra i suoi figli. La rabbia è quel sentimento che proviamo quando viene commessa quella che noi riteniamo un’ingiustizia nei nostri confronti o nei confronti di persone che amiamo. Non ci permette di vedere le cose con chiarezza. Una rabbia non controllata ha portato molta gente a compiere anche omicidi. La rabbia porta spesso anche a dire cose delle quali ci pentiamo e che poi sentiamo il bisogno di recuperare.

Le emozioni negative hanno anche conseguenze negative per il nostro benessere psicofisico. L’odio, la vergogna, la rabbia, il desiderio di vendetta, l’eccessiva preoccupazione, la paura, producono reazioni fisiologiche immediate: palpitazioni, muscoli tesi, secchezza delle fauci, sudorazione, mal di stomaco. Un’esposizione prolungata a questi sintomi porta quindi ad avere complicazioni cardiache e digestive.

Al contrario, le emozioni positive come la compassione, il perdono, l’amore, la calma, la pazienza, l’umiltà, si associano ad una visione positiva della vita, al benessere psicofisico e a buone relazioni con gli altri e con Dio. Le emozioni positive promuovono la salute e la longevità. In Colossesi 3:12-14 leggiamo:

“Rivestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni e gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell’amore, che è il vincolo della perfezione”.

L’amore è il vincolo perfetto. L’amore non è un’emozione, è un principio ed è la fonte di tutte le emozioni positive. Dio è amore, per cui, quando l’apostolo Paolo dice di “rivestirci” sta dicendo di andare a Dio, il solo che può produrre in noi i frutti dello Spirito menzionati in Galati 5:22:

“Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”.

Gesù disse nel vangelo di Giovanni 15:4:

“Dimorate in me e io dimorerò in voi, come il tralcio non può da se portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me”.

Solo dimorando in Cristo Gesù impareremo a reagire in modo positivo alle circostanze avverse della vita e a gestire anche le emozioni negative quando sopraggiungono. 

Nel prossimo studio vedremo come vivere una vita di comunione con la fonte del potere e d’amore che è Gesù, ci aiuterà a gestire in modo sano le emozioni negative e a vivere e usare come benedizioni quelle positive.

Introduzione - La Bibbia e le emozioni umane


Come esseri umani siamo le creature più razionali al mondo. Gli animali, per quanto siano meravigliosi, non hanno la nostra stessa capacità di ragionare, essi vivono d’istinto. Nonostante ciò, nonostante la nostra capacità di logica e razionalità, siamo anche esseri emozionali. Potremmo anche affermare che le emozioni reggono la nostra vita più che la ragione, o potrebbero farlo.

Le emozioni di per sé sono buone, non saremmo esseri umani se non le provassimo (chi è quella persona che non conosce l’amore, la compassione, la simpatia, la paura, la tristezza). Noi non siamo macchine, non siamo robot che sono capaci di agire senza avere emozioni. Senza dubbio però, vivendo in un mondo di peccato, le nostre emozioni spesso generano anche dolore. Le malattie, le guerre, la povertà, i disastri naturali, l’insicurezza economica, i problemi relazionali in famiglia, nel posto di lavoro, tra amici, come non potrebbero causare paura, tristezza e dolore, emozioni a noi tanto familiari?

Consideriamo anche le reazioni emotive che il nostro mondo ha suscitato in Gesù quando era sulla terra:


  • Gesù “pianse” davanti la tomba di Lazzaro (Giovanni 11:35).
  • Gesù provò “indignazione” di fronte all’incredulità dei farisei (Marco 3:5).
  • Gesù provò “tristezza” nel Getsemani (Marco 14:34).
  • Gesù è definito uomo di “dolori” perché si fece carico dei nostri peccati, fu “disprezzato” e “rigettato” (Isaia 53:3).

Nel libro di Ebrei 4:15 leggiamo infatti:

“Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, perché Egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato”.

Oggi noi spesso siamo infelici perché non abbiamo imparato a gestire le emozioni. Anche quando proviamo emozioni negative come la tristezza, il dolore, la rabbia, in realtà non significa che abbiamo mancanza di fede perché in quel momento stiamo rispondendo ai frastuoni di questa vita. Le emozioni, ogni giorno, influiscono sulle nostre scelte, il problema si pone quando il nostro essere debole a causa del peccato, si lascia dominare dalle emozioni, fino a prendere decisioni radicalmente sbagliate che risultano essere alla fine causa di più dolore. 

Vedremo quindi come imparare a gestire alcune emozioni quali:


  • La paura. Con essa noi anticipiamo qualcosa che pensiamo accadrà nel futuro, ci prepariamo quindi ad affrontare quell’evento, solo che a volte anticipiamo qualcosa pensando che accadrà ma che in realtà non si verificherà mai, queste sono le “paure immaginarie”. La paura fu il primo sentimento negativo che apparve dopo il peccato. Anche i cristiani proveranno paura ma la differenza è imparare a gestire la paura, distinguere la paura positiva da quella negativa e sapere come convivere con essa quando ne facciamo esperienza.
  • La rabbia. La rabbia è un sentimento che sorge quando i principi che consideriamo importanti nella nostra vita, vengono violati. La rabbia può nascere a causa di eventi esterni a noi ma anche interni. Quanti di noi sono esenti da questo sentimento? Credo nessuno. Tutti proviamo rabbia di fronte a situazioni che non ci piacciono, cosa ne facciamo però con la nostra rabbia? Che reazioni abbiamo? Come possiamo gestirla nel miglior modo possibile?
  • Il senso di colpa. Il senso di colpa è l’emozione che sentiamo quando crediamo di aver violato qualcosa e cerchiamo di riparare i nostri sbagli. Anche qui abbiamo bisogno di capire come liberarci dal senso di colpa.
  • La depressione. Essa può essere causata da molti fattori. A volte da problemi fisici, altre volte dalla perdita di un caro, da problemi economici, ecc.
  • L’ansia. Chi soffre d’ansia pensa che accadrà sempre qualcosa di brutto con la sua salute, con il suo lavoro, con la sua famiglia. Chi soffre d’ansia è allo stesso tempo irritabile, teso e fa fatica a dormire.
  • Il risentimento. È l’emozione che proviamo quando qualcuno ci ha fatto qualcosa di male. È un veleno silenzioso che alla lunga distrugge chi lo prova.
  • La gelosia. Un sentimento che si prova quando si pensa che le relazioni nelle quali siamo coinvolte siano in pericolo. Anche questa è un’emozione che bisogna imparare a gestire e vivere al meglio.
  • L’invidia. È l’emozione che si prova quando si desidera ciò che appartiene all’altro, quando si pensa che l’altro riesca ad ottenere quello che noi non abbiamo.
  • La vergogna. È una condizione di umiliazione. Le persone che soffrono di vergogna sono tendenti a mettere le proprie difficoltà dopo di quelle degli altri, perché pensano di essere inferiori.

In questi studi quindi vedremo come alcuni personaggi biblici hanno gestito le loro emozioni, nel bene e nel male e le conseguenze che ne sono scaturite, vedremo cosa possiamo imparare dalle loro esperienze che ci possa aiutare oggi con le nostre emozioni. Impareremo come lasciare che Gesù prenda il controllo della nostra vita, come non c’è niente che Lui non possa vincere e curare in noi.

lunedì 14 maggio 2018

Io sono il Buon Pastore


Cari lettori, siamo al settimo e ultimo studio della serie “Pienezza in Cristo”. Il testo chiave di questa riflessione lo troviamo nel vangelo di Giovanni 10:11,14:

“Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.

Gesù dice di se stesso di essere il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore. La croce è stata la più grande e meravigliosa dichiarazione d’amore di Dio agli uomini. La croce è manifestazione d’amore di Dio per noi ma allo stesso tempo è sangue, dolore, sacrificio, perché questo è l’amore, l’amore è rinuncia, un amore che si dona completamente, un amore che si sacrifica per l’altro. 

Noi abbiamo scelto di non fidarci di Dio, lo abbiamo tradito e continuiamo a farlo perché la nostra natura ci porta a non dipendere da Lui, a non fidarci di Lui, a non dargli il dovuto rispetto, il dovuto amore, la dovuta gloria. Noi meritavamo e meriteremmo di morire ma Gesù è morto al posto nostro per dimostrarci il Suo amore, che siamo suoi e che se anche noi lo rigettiamo lui è sempre pronto ad accoglierci, a perdonarci, a sacrificarsi per noi. Quale amore più grande! Chi di noi nella nostra debole natura umana è portato a ricambiare con amore i torti subiti? Reagiamo spontaneamente con dolcezza e comprensione e amore al rifiuto, all’indifferenza, al disprezzo, alle offese degli altri? No. Eppure Gesù ha reagito con l’amore al nostro rifiuto nei suoi confronti. Quale esempio più grande di amore! 

La cosa più importante che abbiamo bisogno di imparare è che noi non possiamo fare niente perché Dio ci ami. Noi non dobbiamo conquistarci l’amore di Dio e non possiamo nemmeno fare nulla perché Dio smetta di amarci. Il concetto di amore nelle mente e nelle azioni di Dio nei nostri confronti è molto ben diverso dal concetto di amore che abbiamo noi esseri umani nella nostra natura peccaminosa. Dio ci ama in modo incondizionato e continuerà a farlo indipendentemente dal nostro comportamento, l’unica cosa che cambia è la nostra salvezza eterna. Gesù è morto sulla croce per amore nei nostri confronti ma la salvezza derivante da questo non la possiamo avere se non decidiamo di “credere in Lui”.  È una salvezza che ci viene donata e che non possiamo comprarci in nessun modo ma allo stesso tempo non la possiamo ricevere se non decidiamo di credere il Lui e di lasciar fluire questo amore in noi che cambierà la nostra vita, il nostro comportamento, il nostro modo di vedere le cose. 

Il peccato è entrato nel mondo per una mancanza di fiducia nei confronti di quello che Dio aveva detto e allo stesso modo la salvezza entra nella nostra vita dal momento in cui accettiamo il sacrificio di Cristo e decidiamo di tornare a fidarci di Lui e del fatto che Lui vuole il nostro bene ora e per sempre. La vita cristiana è un cammino nelle vie di Dio, un continuo processo di santificazione, di trasformazione del nostro carattere a immagine di Dio, e questo non può mai avvenire se non decidiamo di “frequentarlo” ogni singolo giorno della nostra vita, conoscendolo e assimilando il suo carattere quotidianamente. 

Per questo nel versetto 14 Gesù dice: io “conosco” le mie pecore e le mie pecore “conoscono” me.
Quando decidiamo di conoscere Gesù, il suo amore fluirà in noi e l’amore genererà amore anche verso gli altri nostri simili. L’apostolo Giovanni che scrisse il vangelo dal quale abbiamo tratto il versetto di oggi, quando conobbe Gesù era definito “il figlio del tuono”, immaginate il temperamento che aveva, sicuramente non era un agnello mansueto, era molto impulsivo e aveva un temperamento irruento. Le persone che cercano Gesù sono quelle che riconoscono i difetti e i limiti del proprio carattere sentendo di non essere nulla senza Dio. Questo è quello che fece Giovanni. Egli passò molto tempo con Gesù, lo frequentò ogni giorno ed ogni giorno attingeva insegnamenti da Lui. Giovanni sapeva chi era. 

Quando tu pensi di essere buono, pensi di essere perfetto, pensi di bastare a te stesso, pensi che sei bravo a fare tutto, che stai compiendo ogni tuo dovere, non senti il bisogno di Cristo, ma quando in modo onesto e sincero ti guardi dentro e ti rendi conto che poi in realtà tanto perfetto non sei e vedi anche la mostruosità del tuo essere interiore, allora si che hai bisogno di Cristo, perché ti rendi conto che è l’unica via d’uscita. Noi pensiamo di essere bravi a risolvere tutto, pensiamo di sapere cosa e come farlo ma non ci rendiamo conto che così facendo stiamo combattendo una lotta dalla quale non usciremo vincitori perché le situazioni ci sfuggono di mano. Solo con Dio possiamo essere vincitori. Il vero cambiamento avviene quando andiamo ai piedi di Gesù ogni giorno, quando ci sediamo vicino a Lui e passiamo del tempo insieme. Questa fu l’esperienza di Giovanni, man mano che passò tempo con Gesù il carattere di Cristo iniziò ad influire su di lui tanto che quando Giovanni si trovò nell’isola di Patmos il suo appellativo non era più “figlio del tuono” ma “discepolo dell’amore”. Quando cambiò Giovanni? Non c’è un momento preciso e spesso e volentieri tu non ti rendi conto che stai cambiando ma gli altri che stanno con te si, gli altri vedono i tuoi cambiamenti.

Non guardare a te stesso ma guarda a Gesù, il buon pastore che si prende cura di te. Parla con lui tutti i giorni, confessa quello che sei apertamente, digli le tue lotte, i tuoi difetti caratteriali, i tuoi lati negativi che ti creano problemi con gli altri, i tuoi limiti. Passa tempo con lui e studia la bibbia e vedrai che senza renderti conto arriveranno i cambiamenti positivi.
Giovanni usa il verbo conoscere molte volte nelle sue epistole. Per Giovanni conoscere non è teoria ma è sperimentare Cristo, al punto tale che arriva a dire di Gesù in 1 Giovanni 2:4-6:

Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.

Come scegliamo di comportarci nella nostra vita quotidiana? Quali atteggiamenti usiamo? Quali parole scegliamo di dire nelle nostre conversazioni? Quali pensieri balenano nella nostra mente? Solo quando sottometteremo tutto questo a Cristo e ci comporteremo come farebbe lui, possiamo dire allora che abbiamo imparato a camminare con Cristo giorno dopo giorno, 24 ore su 24. 

“Io sono il buon pastore” significa che Gesù è il modello da seguire. Noi siamo le sue pecore e non importa quanto smarriti ci possiamo sentire, Gesù è venuto proprio per farci ritrovare la strada e  come è scritto nel Salmo 23:2:

“Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli e mi guida lungo le acque calme”.


20. BEATI SIETE VOI QUANDO VI INSULTANO E VI PERSEGUITANO PERCHE' CREDENDO FATE LA VOLONTA' DI DIO

Cari lettori, siamo giunti al commento dell'ultima beatitudine che possiamo leggere nel Vangelo di Matteo 5:10-12: "Beati i persegu...