Cari lettori eccoci al quarto studio sulla bibbia e le
emozioni umane. Oggi parleremo del piano divino per lo stress, la fatica,
l’esaurimento nervoso.
Lo stress è un stato di tensione nervosa causato dall’eccesso
di lavoro, dalle aspettative che a volte non vengono soddisfatte, dalle
difficoltà, dalle afflizioni della vita. Lo stress si manifesta generalmente
attraverso una serie di reazioni che vanno dalla fatica prolungata e
l’esaurimento nervoso fino al mal di testa, gastrite, ulcera e in alcuni casi
anche disturbi psicologici.
In una società come la nostra è chiaro che non possiamo
esseri completamente liberi dai fattori che causano stress ma possiamo imparare
ad alleviare questa emozione negativa, a gestirla in qualche modo.
Uno dei personaggi biblici che è stato vittima di stress è
Elia. Un uomo di Dio che a un certo punto è stato influenzato negativamente
dalle lotte e dai problemi costanti che la vita presenta.
Elia era stato chiamato da Dio in un momento molto difficile
in cui l’idolatria si era diffusa in tutto Israele. Il re Acab si era sposato
con una donna pagana di nome Iezabel, il cui obiettivo era quello di corrompere
il popolo affinché non adorasse il vero Dio. In tutto il popolo d’Israele era
stato istituito tutto un sistema completo di adorazione a Baal ed Elia aveva il
compito difficile di portare a ravvedimento il popolo di Dio. La storia
completa la possiamo leggere in 1 Re 16,17,18.
Elia cominciò il suo mandato annunciando una terribile
siccità su Israele e questo era già un affronto che includeva un grande
pericolo perché anche se Acab era il re, a governare era sua moglie. Nessuno poteva
affrontare questa donna senza subirne le conseguenze, per cui questa notizia da
parte di Elia era un fattore distruttivo per lui. Fu costretto a fuggire. Dio ordinò
ad Elia di nascondersi presso il torrente Cherit e lì il Signore lo sfamò
attraverso i corvi che gli portavano pane al mattino e carne alla sera. Elia non
fu mai abbandonato dal Signore ma nonostante questo la sofferenza era presente
nella sua vita. Immaginate come si poteva sentire nel vivere come fuggiasco e
nell’essere costretto a nascondersi.
Quando finì anche l’acqua del torrente a causa della siccità
Dio lo condusse a Sarepta dove una vedova gli diede cibo in modo miracoloso con
una manciata di farina e un po’ d’olio che per mano di Dio non finivano mai. Vi
rendete conto di come Dio aveva cura del suo servo?
Dopo un po’ di tempo avvenne anche che il figlio della vedova
morì ed Elia fu usato come strumento di Dio per resuscitarlo. E ancora Elia
affrontò da solo i quattrocentocinquanta profeti di Baal sul monte Carmelo; la
sfida era vedere chi era il vero Dio che mediante il fuoco avrebbe consumato l’olocausto.
I profeti di Baal invocarono inutilmente Baal ma Dio diede ad Elia la vittoria
facendo scendere dal cielo un fuoco che consumò l’altare che aveva costruito
con sopra l’olocausto, nonostante fosse inzuppato di acqua.
La vita del profeta non era solo una successione di vittorie,
anche se godeva continuamente delle benedizioni di Dio, egli affrontava
comunque la sofferenza, il dolore e l’afflizione. Subito dopo la morte dei
profeti di Baal, Elia fu nuovamente costretto a fuggire e se ne andò verso Oreb
perché Iezebel voleva ucciderlo. Leggiamo quanto riportato in 1 Re 19:4:
“Egli invece si inoltrò
nel deserto una giornata di cammino, andò a sedersi sotto una ginestra e chiese
di poter morire, dicendo: - Ora basta, o Eterno! Prendi la mia vita, perché io
non sono migliore dei miei padri”.
Io non so se vi siete mai soffermati a pensare, mi chiedo che
turbinio di sentimenti stava provando Elia per arrivare a desiderare di morire.
Desiderare la morte è l’estremo di una situazione di stress. La persona sente
che non ha più forze per andare avanti, che non vale più la pena continuare a
lottare ed Elia era un uomo di Dio. Cosa voglio dire con questo? Non disperare,
non ti sentire un peccatore finito solo perché nella vita qualche volta sei
arrivato a pensare che non vale più la pena lottare. È bellissimo leggere ciò
che dice Giacomo del profeta Elia. Nel libro di Giacomo 5:17,18 leggiamo:
“Elia era un uomo
sottoposto alle stesse nostre passioni, eppure pregò intensamente che non
piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo,
e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto”.
Elia era un uomo simile a noi nelle nostre stesse passioni,
eppure Dio lo usò in modo straordinario come Suo strumento. Questo significa
che se anche cadiamo come esseri umani, questo non significa che non valiamo
più nulla o che siamo a quel punto messi da parte per sempre. Quando attraversiamo
questi momenti è necessario che Dio si prenda cura di noi e curi le nostre
ferite.
Nel caso di Elia leggiamo ciò che Dio fece per lui in 1 Re
19:5-8:
“Poi si coricò e si
addormentò sotto la ginestra; ma ecco un angelo lo toccò e gli disse: - Alzati
e mangia. Egli guardò e vide vicino al suo capo una focaccia cotta su delle
pietre calde e una brocca d’acqua. Egli mangiò e bevve, poi tornò a coricarsi. L’angelo
dell’Eterno tornò una seconda volta, lo toccò e disse: - Alzati e mangia, poiché
il cammino è troppo lungo per te. Egli si alzò, mangiò e bevve, poi, con la
forza datagli da quel cibo, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino al
monte di Dio, l’Horeb”.
Dio diede dei rimedi ad Elia: riposo, cibo e intenso
esercizio fisico (Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti). Un trattamento
comune per lo stress si chiama “piano di attività”. Consiste nel pianificare un
orario ben preciso con attività di svago e obbiettivi da raggiungere (partire
sempre da piccoli obbiettivi: quotidiani, settimanali, poi mensili e cosi via).
Questo tipo di organizzazione aiuta la persona vittima di stress ad evitare di
vittimizzarsi e reagire per riempire il suo tempo in modo positivo. L’esercizio
fisico è un altro modo di alleviare lo stress (una passeggiata, un giro in
bici, un’ora di palestra).
Vediamo adesso qual è il modo per prevenire lo stress secondo
Gesù. Leggiamo ciò che è scritto nel vangelo di Marco 6:31:
“Ed Egli disse loro: -
Venitevene in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’. Poiché era
tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di
mangiare”.
Che situazione difficile! Quante volte vi capita di non avere
tempo nemmeno per mangiare e se a volte si arriva al punto di non avere tempo
per mangiare, non si avrà tempo nemmeno per la famiglia, per il fidanzato, per
la fidanzata, per il riposo, per gli amici, e ancora più improbabile sarà aver
tempo per Dio, per la preghiera, per lo studio della Bibbia. Il risultato sarà
la separazione dalla fonte del potere e della salute che è Gesù Cristo.
Gesù visse una vita quotidianamente piena di impegni ma tutti
i giorni trovava il tempo per ritirarsi in preghiera e comunione con Dio e
questa era la sua forza per gestire tutte le sofferenze e i problemi di ogni
giorno. In atti 10:38 leggiamo:
“Come Dio abbia unto di
Spirito Santo e di potenza Gesù di Nazaret, il quale andò attorno facendo del
bene e guarendo tutti coloro che erano oppressi dal diavolo, perché Dio era con
lui”.
Anche il servizio verso gli altri è un buon metodo per
renderci conto che non siamo solo noi ad avere problemi, quando ci apriamo al
prossimo scopriamo che la sofferenza è dappertutto e nel prenderci cura dell’altro
ci dimentichiamo dei nostri problemi. È una medicina il servizio, è un fattore
curativo aiutare gli altri. L’egoismo invece è un assassino crudele, pensi
sempre di non avere abbastanza e più vuoi avere più cadi nella depressione. Quando
invece impariamo ad essere grati per quello che abbiamo, quando decidiamo di
mettere nelle mani di Dio le nostre preoccupazioni per trovare soluzioni ai
nostri problemi, quando ricordiamo come Dio ci ha benedetti fino a qui,
troviamo la motivazione per andare avanti e l’incoraggiamento che Dio agirà
anche questa volta in un modo o in un altro. Concluso con il Salmo 34:7:
“L’angelo dell’Eterno
si accampa attorno a quelli che lo temono e li libera”