La beatitudine che affrontiamo oggi tratta un aspetto della vita di cui troppi si riempiono la bocca, un ter-mine che tanti usano ed abusano, ma pochi conoscono davvero in modo personale ed intimo: LA PACE!
Di quale Pace parla Gesù?
Cominciamo queste considerazioni con un testo parallelo, come argomento, in cui Gesù espone in modo più preciso il Suo rapporto con la pace e la distingue dal senso comune che di essa si ha! Nell’ultima fase del Suo servizio sulla terra come Messia del Padre a favore di peccatori, preparando i Suoi alla Sua dipartita, alla Sua morte e poi all’ascensione incielo, Egli afferma in Giovanni 14:27:
“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti”.
Quella che quindi Egli assicura e promette ai Suoi, è una Pace diversa da quella che il mondo può offrire. E’la pace di cui Cristo è il Donatore, oltre chela Fonte! È una pace che il mondo NON sa, non può e non è in condizioni di dare! Per ‘mondo’ possiamo intendere qualunque cosa o persona ad esclusione di Dio, con una specie di pace che si pensa di ottenere soddisfacendo i vari possibili settori della vita:
- ricchezza (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dal benessere materiale –anche se fossero innumerevoli milioni di euro);
-partner (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dall’amore del partner e dall’appagamento della vita con lui –anche se è un aspetto importante della vita);
-politica (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dalla tranquillità politica, dalla vita serena in una nazione libera–che tanto ci sembra normale e che pure tanti desiderano e sognano ancora oggi, non avendola);
-salute (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dal benessere fisico –anche se si dice che: ‘se c’è la salute, c’è tutto!’. Sicuramente è molto importante e lo si comprende meglio solo quando la si perde la salute...!);
-lavoro (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dal posto di lavoro –anche se non c’è dubbio che è molto importante e se non lo si ha, stare in ‘pace’ diventa molto più difficile...!);
-casa (ma quella di cui parla Gesù non è la pace che può derivare dall’avere la ‘propria’ casa – anche se in ‘tempo di terremoto e distruzione può acquisire un valore particolare, sia averla che perderla, e c’è gente che le dà una grandissima importanza, un obbiettivo primario della vita...!).
Potremmo continuare la lista a lungo, con un po’ di fantasia o pensando alla propria condizione... MA la Pace di cui parla Gesù NON è quella parziale che può derivare o applicarsi ad uno di questi aspetti!
Tutte le numerose volte che Paolo ne parla nel N.T. la riferisce a Dio o al Signore Gesù, come Fonte e Dono, oltre che essere una condizione che deriva da una relazione ottimale con Lui! Detto in termini molto semplici: non solo una Pace duratura che Dio ci dona, ma anche una pace da ricercare, perseguire e mantenere costante: infatti non siamo in pace se il nostro rapporto col Signore non è quello che Egli vuole ed ha preparato che sia! Se stai male con Dio, non hai pace e non ne promuovi! La vera Pace dipende dalla relazione che coltivi con Dio! La Pace di cui parla Gesù, quella che procacciano i figli di Dio, i figli del Regno, i cittadini del Suo Regno è proprio quella che fanno tanta fatica a comprendere coloro che invece Dio non Lo conoscono, ed è difficile spiegarla loro!
La Pace di cui parla Cristo è ANCHE la tranquillità, la serenità... quindi la pace nei vari aspetti della vita, ma non è quella che deriva dalla soddisfazione di ognuno di essi!
Eppure, è una Pace che si manifesta in ogni campo della vita anche se non c’è per il credente in quel settore la soddisfazione o possedimento che umanamente preferirebbe...!
Quindi, la pace di cui parla Gesù proviene da Dio, è condizionata dal rapporto con Cristo, ma non ha nulla a che fare con la soddisfazione nelle proprie aspettative umane, di qualsiasi genere! In altre parole, mentre la ‘pace’ umana (che direi è una ‘pace in senso lato’, di cui tanti, troppi si riempiono la bocca, citandola nelle più svariate occasioni e situazioni) ha la caratteristica di manifestarsi, realizzarsi A CONDIZIONE che ci sia la soddisfazione di una o più aspettative di vita (come gli esempi che abbiamo citato prima: ricchezza, partner, salute, lavoro, casa, ecc.), la Pace rivoluzionaria che Cristo è in grado di dare, a partire dal dono della Grazia, del perdono, della Salvezza per il peccatore condannato che non avrebbe altre speranze, è una Pace intima, interiore, capace di regnare, manifestarsi, esprimersi, sempre e comunque, ANCHE quando in ognuno dei settori della vita (che un po’ tutti considerano importanti) non ci sia la soddisfazione sperata!!!
Ecco perché Paolo, scrivendo ai Filippesi (capitolo 4:7) , afferma che le persone che vivono davvero la Grazia, il rapporto privilegiato con Cristo, coloro che sanno di essere stati davvero e definitivamente perdonati per i meriti di Cristo e che lasciano che la loro mente si alimenti e nutra dei pensieri giusti, ossia i sentimenti approvati da Dio, non solo possono davvero essere in un Gioia non soggetta a continui crolli e turbamenti, una gioia che deriva dalla certezza che il Signore è vicino, che sta per realizzare appieno la manifestazione del Suo Regno ma possono non farsi prendere dall’angoscia per qualsiasi cosa, possono presentare i loro bisogni e preoccupazioni a Dio, ringraziarlo sapendo che OGNI cosa è nelle Sue mani.
Chi sperimenta questo tipo di Pace diventerà allora un Procacciatore di pace
Ora, tornando alla nostra ‘beatitudine’ in Matteo 5, forse con l’aiuto del N.T. e in particolare di Paolo il senso dell’affermazione di Gesù diventa più chiaro. Cosa significa allora adoperarsi per la pace? Se abbiamo compreso di quale pace Gesù sta parlando, capiamo anche che si riferisce a persone (i Suoi) che promuovono, ricercano, mantengono, favoriscono, incoraggiano, vivono, godono, realizzano quel tipo di Pace che Dio dona, di cui Dio è la Fonte, che Dio approva e sostiene!
Quindi, quando leggiamo l’affermazione di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace...”, possiamo comprendere bene che si tratta di coloro che “saranno chiamati (o riconosciuti) figli di Dio”! Lo comprendiamo, per Grazia di Dio, proprio perché per la vera Pace, quella di Dio, che Egli dona, può essere promossa, può esserne interessato, la può incoraggiare, la può vivere, solo ogni vero figlio di Dio! Cioè coloro che hanno ricevuto quella Pace interiore, che la godono e credo la beatitudine si riferisca in particolare a coloro che curano con impegno e costanza la propria comunione, il proprio rapporto con Dio!
Vorrei perciò andare a concludere, mettendo in evidenza nel modo più concreto possibile che essere procacciatori, promotori di pace, significa non solo avere avuto da Dio in dono la pace, essere sere-ni dentro, ma anche:
-adoperarci perché questa Pace sia trasmessa col Vangelo della Grazia ad altri, a più persone possibili, ribadendo la nostra responsabilità di sentinelle ed annunciatori del Vangelo di Dio;
-impegnarci a favorire che la Pace che Dio ci ha donato, quella che abbiamo dentro grazie a Cristo, venga fuori condizionando la nostra vita, i nostri atteggiamenti, il nostro modo di proporci, di parlare, di comunicare con gli altri. Quindi una pace che passa dal cuore agli atti, alle azioni, agli atteggiamenti! Quando non succede (come dirà Giovanni riguardo all’amore dichiarato per Dio), c’è da sospettare che chi non la trasmette, probabilmente non la possieda davvero, quindi non conosce Dio!
-sostenere la pace, avendola dentro, significa non solo resistere ad ogni forma di conflitto, ma promuovere la pace in tutti e fra tutti! Non a caso Paolo raccomanderà ai credenti in Romani12:18:
“Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini”.
Non sono uomini che si adoperano alla pace, che manifestano le caratteristiche del Regno di Dio, non sono fra i ‘beati’ di cui parla Gesù., coloro che conservano nella loro vita la pretesa di avere il ‘diritto’ di farsi valere, di scaricare la propria ira e risentimento addosso a chi li osteggi, li contesti o comunque li affronti; il presunto diritto di ‘fargliela vedere’! Non sono fra i beati gli iracondi ma quelli che si adoperano per la pace!!!
In fondo, le beatitudini sono i pezzi di un meraviglioso puzzle che rappresenta gli effetti della Grazia trasformatrice di Dio; un puzzle che descrive il carattere cristiano, i segni particolari dei cittadini del Regno di Dio!
Non so tu... ma io voglio cominciare da me: smetto di pensare che debbano essere gli altri a dover fare, a dover migliorare, a doversi impegnare, a dover cambiare atteggiamenti, a trattarmi meglio, a fare di più...! Per la Grazia e la misericordia del Signore, ma soprattutto per la Sua forza io comincio da me e vi incoraggio a farlo con me: con il Signore, con la Sua capacità, desidero essere un vero promotore della pace che Dio mi ha donato; in modo che, oltre a goderla appieno in me, possa seminarla ed impregnare con essa tutti coloro e tutto ciò che mi circonda... per la sola gloria di Dio!!!
Desidero con tutto il cuore, che con la mia beatitudine si sappia quant’è grande il mio Dio, quanto è potente l’opera di cui è capace, quanto sia straordinario il fatto che riesce a manifestare e rappresenta-re il Suo Regno già qui ed ora, nonostante io sia così miserabile.
Dio benedica te che leggi e coloro con i quali vorrai condividere questo prezioso messaggio.