Vita in Abbondanza

giovedì 17 gennaio 2019

IL VALORE DELLA LEGGE DIVINA COME LIBERAZIONE DA TUTTO CIO' CHE OPPRIME, DISORIENTA, CONFONDE



Avvertiamo ormai nella nostra società un disorientamento diffuso tutto intorno. Si cercano nuovi valori, si fa difficoltà a trovare punti di riferimento stabili, ciò che prima era inaccettabile oggi è cosa comune. La morale viene accusata di alienare l’uomo mentre la trasgressione ha preso il posto anche del rispetto reciproco, la fame del trionfo personale ad ogni costo ha fatto dell’egoismo una virtù.

La nostra natura pur riconoscendo la necessità urgente di un ordine, resiste tuttavia alle restrizioni. Desideriamo che gli altri rispettino la legge quando ci conviene, ma ci disturba osservarla a nostra volta. Non possiamo però ignorare che la legge è la disciplina necessaria perché possiamo ricevere una formazione. Le contraddizioni dell’essere umano, diviso tra desideri e debolezze, richiedono una pedagogia della legge che ci insegni a regolare le nostre relazioni con gli altri. 

Così come le leggi dello spazio agiscono sull’universo e gli astri, gli atomi, la materia, l’energia si reggono su leggi fisiche immutabili che se violate scatenerebbero processi di distruzione irreversibili; così come le leggi della vita sono immutabili, regolano la nascita, la crescita, la riproduzione tanto della cellula vegetale più elementare che dell’essere umano e sappiamo che la violazione delle leggi biologiche porta con sé sofferenza, degenerazione, malattia e morte; allo stesso tempo le leggi dello spirito (per una lettura completa leggete nelle vostre Bibbie in Esodo 20:1-17/ Deuteronomio 5:6-21) sono relazionate con la vita e reggono la sfera più elevata della realtà umana: il nostro senso del bene, la verità, la bellezza, il nostro pensare, il nostro agire, il nostro desiderare, amare e creare. 

Le leggi divine sono immutabili, impossibili da eludere, Dio che ci ha dato un codice genetico per garantire la permanenza delle nostre strutture biologiche, ci ha dato anche un “codice etico” per aiutarci a strutturare in modo sicuro i valori della nostra coscienza. Sono regole del gioco della nostra esistenza e trasgredirle significa entrare in conflitto con l’essenza stessa della vita, ecco perché tanto disorientamento oggi. 

Ecco che il “Decalogo: dal greco deka – dieci e logos – parola” ossia i “Dieci Comandamenti” scritti con il dito di Dio e dati a Mosè sul Sinai non è tanto un insieme di ordini, ma un orientamento. Più che una legge pura e semplice è un cammino che ci viene posto davanti perché lo seguiamo, esso che potrebbe apparire un vincolo, un tentativo di rendere schiavo l’uomo, è invece per paradosso un orizzonte di libertà voluto da Dio. Ci sono almeno tre significati di “liberazione” presenti nel decalogo:

1.     Esso ci libera innanzitutto dall’incertezza riguardo al fare, dall’angoscia di non sapere che cosa dobbiamo fare.
2.     In secondo luogo ci libera da tanti sentimenti negativi che albergano facilmente nel cuore dell’uomo e che lo rendono schiavo: si può dire che si impossessano di noi e noi diventiamo “strumenti” di questi sentimenti negativi che sono ostili nei confronti del prossimo.
3.     E infine il decalogo ci orienta verso l’amore. Amore per Dio, per la vita, per il prossimo. 

Che cos’è allora veramente il “Decalogo”? E’ un insieme di proibizioni di Dio per noi viste quindi come la privazione della nostra libertà? O è invece la vera libertà che ci mette davanti Dio, la vera liberazione da quella schiavitù che ha a che fare con il “culto della creatura” che si sostituisce al Creatore?
Perché il “peccato”, o se ci disturba tanto questa parola, possiamo dire il malessere, l’insoddisfazione, il disorientamento, la mancanza di pace, di serenità, di vera realizzazione, non è altro che il “rifiuto di Dio”; il rifiuto della sua buona volontà per la felicità dell’uomo; la mancanza di fiducia nella Sua Parola; il volere fare a modo nostro; il volere stare al centro dell’universo; il volere prendere il posto del Creatore; il volere considerarsi capaci di esercitare una buona “giustizia” senza la guida di Dio; in due parole: “egocentrismo” ed “egoismo”. 

Non deve sorprendere se oggi abbiamo perso il controllo della situazione, se viviamo in un mondo in cui c’è la lotta per la sopravvivenza, il più forte prevale sul più debole, chi possiede  e chi gestisce il potere si arroga il diritto di dominare sull’altro, la libertà personale va difesa a tutti i costi anche se questo significa mancare di rispetto all’altro, al prossimo.

Ecco allora che il “ritorno alla legge assoluta di Dio” è necessario per stabilire lo spazio entro il quale la nostra libertà va esercitata nel rispetto dei nostri simili. La vera libertà va imparata.
Ecco allora che desiderare con tutto il cuore di tornare a camminare nelle vie di Dio (le sue leggi, i suoi comandamenti) significa tornare a fidarsi di Dio, riconoscere che senza di Lui non possiamo fare nulla (Giovanni 15:5) – nulla di buono si intende – perché senza Dio ne facciamo tante di cose… ma rimangono più che discutibili.
Ecco che allora il decalogo fonda le relazioni sull’armonia che è il criterio di tutte le relazioni corrette tra Dio, l’uomo e il prossimo. 

La persona umana vive all’interno di complesse relazioni. L’uomo fa parte di una famiglia, di un’unità politica, di una comunità religiosa e ad esse è legato da complesse trame affettive, economiche e sociali. Quindi è “giusto” tutto ciò che promuove l’insieme di queste relazioni in una direzione corretta. In questo modo, la giustizia di Dio non indica tanto la sua capacità di giudicare il trasgressore ma piuttosto la volontà di pace e armonia per gli uomini, così come il valore della fedeltà alla sua parola, in ogni circostanza della vita. 

Il decalogo, nonostante la sua brevità, entra in tutti gli aspetti della vita. Esso inoltre non ci tratta come trasgressori ai quali bisogna imporre delle norme ma come uomini liberi e intelligenti capaci di scegliere la via giusta che Dio ci pone davanti. È come sentirci dire: “ti amo così tanto che ti ho creato libero e tu dovrai scegliere da solo ma desidero con tutto me stesso che tu scelga la vita. Abbi fiducia in me. Il male in tutte le sue forme, conduce alla morte e tu non puoi comprendere il rischio che corri”. 

In un modo speciale, il decalogo ci insegna che se desideriamo realizzarci pienamente come essere umani, dobbiamo seguire le proposte divine.
I Dieci Comandamenti sono dieci parole di libertà, per una relazione pura e vera con Dio e con il prossimo. Chi comprenderà queste parole come la voce dell’amore, non le percepirà come restrizioni ma come “liberazione”.

Nelle prossime riflessioni andremo quindi ad analizzare ognuno di questi comandamenti e l’implicazione pratica che hanno per la nostra quotidianità. Se vogliamo liberarci da ogni frustrazione, insoddisfazione, dubbio, incoerenza, rabbia… diamo una possibilità a Dio, facciamo esperienza del Suo amore, un’esperienza che può scaturire solo nella “conoscenza” che di Lui abbiamo attraverso la Sua parola. 

E se qualcuno non l’ha ancora conosciuto o pensa che non esista, si dia almeno una possibilità, in questo mondo ormai alla deriva, se ne cercano tante di soluzioni, si è disposti a provare di tutto e spesso a nostro svantaggio, con risultati pessimi; perché allora non provare quella che potrebbe essere la vera soluzione? Perché non iniziare a camminare in questo sentiero per molti sconosciuto ma che conduce alla vera vita? 

Spero che queste parole, anche nel cuore più ferito, più stanco di lottare, più stanco di credere che ci sia ancora qualcosa in cui sperare, possano fare nascere anche il più piccolo “sospetto” che forse, in fondo in fondo, se davvero lo vogliamo e lo cerchiamo Dio c’è e il cammino che ci pone davanti è davvero per il nostro bene:
“Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per me in cielo, per prendercelo e farcelo udire in modo che lo possiamo eseguire? Non è al di là del mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca  e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Deuteronomio 30:11-14).
                                                                                             Continua….

20. BEATI SIETE VOI QUANDO VI INSULTANO E VI PERSEGUITANO PERCHE' CREDENDO FATE LA VOLONTA' DI DIO

Cari lettori, siamo giunti al commento dell'ultima beatitudine che possiamo leggere nel Vangelo di Matteo 5:10-12: "Beati i persegu...